“Intorpidimento psichico” e i limiti dell’empatia
Allo stesso tempo, la costante esposizione a contenuti online relativi alla sofferenza può portare ad apatia e inazione da parte degli individui, il che non sorprende affatto. Quando gli utenti di Internet si imbattono ripetutamente in immagini di massacri e violenza, il loro sistema emotivo può essere sopraffatto. Questo fenomeno è stato descritto da Paul Slovic, il quale ha osservato che l'empatia spesso diminuisce all'aumentare del numero delle vittime. Come spiega:
«Un singolo bambino caduto in un pozzo o morto di fame ci commuove e ci spinge ad agire (anche economicamente). Eppure, non appena il numero delle vittime sale a due, la compassione – sia affettiva che comportamentale – comincia a diminuire.»
La ragione di ciò risiede nel meccanismo di difesa del nostro cervello, descritto come "intorpidimento psichico" o "affaticamento da compassione". Secondo questo fenomeno, le persone tendono a reagire più intensamente alla sofferenza di una singola vittima identificabile, mentre diventano meno sensibili all'aumentare del numero di vittime. Raramente un gran numero di vittime in una catastrofe suscita il coinvolgimento emotivo necessario a motivare l'azione, causando paradossalmente meno compassione rispetto alle singole storie.
Tuttavia, è fondamentale precisare che una risposta, o la sua assenza, non indica necessariamente una mancanza di interesse o indifferenza morale. Al contrario, può fungere da meccanismo di difesa psicologica che aiuta gli individui ad affrontare la costante esposizione a contenuti angoscianti; altrimenti, le conseguenze psicologiche sarebbero gravi. Se gli utenti online provassero la stessa intensità di empatia verso ogni singola forma di sofferenza che incontrano sul web, inizierebbero presto a soffrire di ansia, stress, depressione e un generale esaurimento emotivo.
Come gli algoritmi amplificano i contenuti inquietanti
Gli algoritmi delle piattaforme digitali stesse giocano un ruolo cruciale. Gli ambienti dei social media non sono spazi neutri in cui le informazioni appaiono semplicemente; questi ecosistemi sono progettati per massimizzare il coinvolgimento. Gli algoritmi danno priorità ai contenuti che provocano reazioni forti, come rabbia, shock, disperazione, ansia o paura, semplicemente perché queste emozioni tendono a far sì che gli utenti scorrano più a lungo. Di conseguenza, gli utenti si imbattono spesso in contenuti inquietanti che potrebbero non aver cercato deliberatamente. Un sondaggio condotto dal Youth Endowment Fund nel 2024 ha rivelato che il 70% degli adolescenti è stato esposto a violenza reale sulle piattaforme dei social media. Tra questi, il 25% ha affermato che il contenuto era stato loro proposto algoritmicamente piuttosto che cercato intenzionalmente. Col tempo, l'esposizione a contenuti angoscianti diventa una parte integrante della vita quotidiana, lasciando un segno sulle giovani menti in via di sviluppo.