Gli italiani sono la popolazione più timorosa di tutta l'Eurozona per quanto riguarda le proprie finanze. Questo è almeno ciò che emerge dal nuovo sondaggio Eurobarometro, pubblicato dalla Commissione europea nel dicembre 2025. Nessuno teme più degli italiani che l'inflazione aumenti di nuovo il prossimo anno; e nessuno è più pessimista riguardo ai guadagni nel 2026: quasi un quarto degli intervistati pensa che diminuiranno, mentre solo uno su dieci crede che aumenteranno.

L'indagine si concentra anche sul rapporto con la moneta unica. Non è del tutto vero che gli italiani siano euroscettici, dato che circa due terzi considerano l'euro un fattore positivo per il loro Paese. Tuttavia, il loro entusiasmo è certamente inferiore rispetto alla maggior parte degli altri Paesi che l'hanno adottata.

Nel 2026, i guadagni saranno inferiori e i prezzi aumenteranno di più

Una delle domande contestuali poste dai sondaggisti prima di affrontare il tema della moneta unica riguarda il reddito delle famiglie. In poco più di mille telefonate a un campione rappresentativo di cittadini italiani, il 28% ha dichiarato di guadagnare meno rispetto all'anno precedente. Questa è la seconda percentuale più alta in assoluto tra i paesi intervistati, seconda solo alla Grecia con il 31%.

In sintesi, più di una persona su quattro afferma di trovarsi in una situazione finanziaria peggiore. E forse ancora più significativo è il numero di persone che dichiarano di stare meglio: solo il 10% afferma che il proprio reddito è superiore a quello dell'anno precedente. Questa è la percentuale più bassa di tutta l'Eurozona, con l'Irlanda al penultimo posto con il 16%, rispetto alla media europea del 22%.

La situazione rimane invariata per quanto riguarda le aspettative future. Quasi un italiano su quattro, il 23%, prevede di ritrovarsi con un reddito inferiore. Questa percentuale è in linea con quella greca e ben al di sopra della media europea del 14%. Solo l'11% si aspetta di guadagnare di più. In questo caso, il divario è ancora maggiore: il secondo Paese più pessimista è la Finlandia, dove il 20% dei residenti prevede ancora un reddito più elevato, quasi il doppio rispetto all'Italia.

Le stesse aspettative negative si riflettono anche sull'inflazione, o meglio, sui prezzi. Dopo aver raggiunto il picco nel 2022-2023, i prezzi hanno rallentato significativamente negli ultimi due anni. Ma gli italiani continuano a temere una nuova impennata dell'inflazione. Infatti, l'84% degli intervistati ritiene che sarà superiore a quella di quest'anno. Si tratta di una percentuale molto elevata: la media europea è del 50%.

Gli italiani nutrono sentimenti tiepidi nei confronti dell'euro: quasi il 30% lo considera una cosa negativa.

La sezione centrale dell'indagine è dedicata al rapporto con l'euro. A più di vent'anni dalla sua introduzione, gli italiani hanno ormai ampiamente accettato la moneta unica, sebbene non tutti siano convinti che sia un bene.

In realtà, “solo” il 61% ritiene che sia una “cosa positiva” per l’Italia. La media europea in questo caso è del 70%. I più ferventi sostenitori dell’euro sono i finlandesi con l’87%, seguiti dagli irlandesi con l’84%. D’altra parte, il 29% degli italiani ritiene che la moneta unica sia dannosa per il proprio paese. In testa agli euroscettici ci sono i croati con il 51% (la Croazia ha adottato l’euro solo nel 2023), mentre sostanzialmente alla pari con l’Italia si trovano Cipro (29%), Grecia, Paesi Bassi (28%) e Spagna (27%). La media è del 22%.

Per quanto riguarda gli aspetti simbolici, solo il 36% degli italiani si sente “più europeo” grazie all'euro, contro una media del 53%. E anche in termini pratici, l'entusiasmo è meno pronunciato. Il 71% degli italiani ritiene che la moneta unica abbia semplificato il confronto dei prezzi e gli acquisti tra i vari Paesi, anche online, mentre per gli europei la percentuale è dell'81%. La moneta unica ha reso i viaggi più facili ed economici? Solo il 44% degli italiani concorda. In questo caso, la media generale è del 54%.

Sostegno al PNRR e richiesta di collaborazione sull'economia

Infine, ci sono due ambiti in cui i cittadini italiani sembrano, in un certo senso, più europeisti di altri. Il primo riguarda la questione del coordinamento tra i governi dell'UE in materia di politiche economiche e di bilancio. Ben l'82% ritiene necessaria una maggiore coesione e coordinamento, mentre solo il 4% afferma che sia necessaria una maggiore autonomia. Le medie europee puntano nella stessa direzione, ma sono meno estreme: il 66% è favorevole a un maggiore coordinamento, il 12% contrario.

Il secondo ambito in cui gli italiani si mostrano decisamente favorevoli all'UE riguarda i fondi di sostegno erogati dopo il Covid. Nello specifico, per l'Italia – il maggiore debitore a livello globale – il PNRR indica che l'82% ritiene che tali misure siano state positive, contro una media europea del 67%.

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