Articolo di Luca Pons – Giornalista Fanpage.it
Dopo il via libera definitivo del Senato alla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere e un cambiamento radicale del Csm, il percorso della legge non è ancora finito. Dal Parlamento, lo scontro politico si sposterà nel resto del Paese. Si terrà, infatti, un referendum costituzionale per bocciare o confermare la legge.
Questo sarà il passaggio decisivo. Visto che non si tratta di un referendum abrogativo, non ci sarà quorum: il risultato sarà valido a prescindere dall’affluenza. In più, a differenza dei referendum abrogativi, la formulazione sulla scheda sarà più diretta: Sì per approvare, No per annullare la riforma. La data potrebbe slittare fino alla prossima estate, ma si cercherà di fissarlo tra marzo e aprile. Favorevole alla riforma il centrodestra, ma anche Azione. Contrari gli altri partiti, anche se con motivazioni diverse.
Cosa succede ora alla riforma della giustizia
Ora che il Senato ha dato l’ultimo via libera, è partito l’iter per il referendum costituzionale. A regolarlo è una legge del 1970. Il testo sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, con una scritta che specifica che è stato approvato, ma con una maggioranza più bassa dei due terzi (in caso contrario, avrebbe potuto entrare subito in vigore). Da quel momento, scatterà un conto alla rovescia di tre mesi per richiedere il referendum.
Posso farlo 500mila elettori, oppure cinque Consigli regionali, o anche un quinto dei parlamentari di Camera o Senato. Questa sarà la strada scelta, perché è la più rapida, e non ci saranno problemi a trovare un 20% di deputati o senatori pronti a firmare. Sul referendum spinge soprattutto l’opposizione, ma anche il centrodestra ieri ha detto di essere intenzionato a sostenerlo, per confermare la riforma con il voto popolare.
Come detto, ci sono tre mesi di tempo per completare la pratica. In teoria, quindi, si potrebbe aspettare fino a fine gennaio 2026. Ma tutti sono interessati a muoversi più rapidamente, per accelerare i tempi del voto. Dunque, ci si può aspettare che la richiesta ufficiale di una consultazione referendaria arrivi ben prima.
