Un tempo era così; oggi gli intellettuali sono visti con sospetto. Naturalmente, anche prima, gli intellettuali avevano acquisito uno status piuttosto distaccato dalla realtà sociale; avevano una visione pesante e completamente teorica. Nel libro di Kundera, " Il libro del riso e dell'oblio", Mirek apprende dalla sua ragazza che lei è delusa dal modo in cui fa l'amore con lei, dicendogli che lo fa come un "intellettuale", un insulto pesante, come sottolinea Kundera più avanti, perché implicava che fosse distaccato dall'"esperienza umana".
La parola "esperto", per non parlare di intellettuali, suona oggi come un'esagerazione, con la documentazione che assomiglia a una rete di bugie e gli scienziati trattati come burocrati. Dai titoli dei tabloid agli schermi dei talk show politici, la facilità dell'ignoranza è diventata il nuovo linguaggio della "franchezza". Il politico che "parla semplicemente", che ride degli accademici e promette di "riprendersi il Paese dalle mani degli intellettuali", non sembra così pericoloso perché sembra familiare. Certo, una parte della responsabilità di questo risultato ricade su coloro che, nel tentativo di definire cos'è l'Europa, nella battaglia delle identità in generale, mentre i cittadini parlavano di affitti e prezzi dei supermercati. Da qualche parte lungo il percorso, si è creata una frattura tra discorso intellettuale ed esperienza vissuta, un paragone che Kundera fa piuttosto bene, a pensarci bene.
