Articolo di Giulia Casula – Giornalista, Fanpage.it

A inizio dicembre 2025, il Consiglio Affari Interni dell'UE ha approvato un provvedimento restrittivo sul rimpatrio dei migranti irregolari , che semplificherà e accelererà le procedure e consentirà agli Stati membri di istituire centri di accoglienza in Paesi terzi. Le nuove norme contribuiranno a definire il quadro del Patto sulla migrazione e l'asilo, la cui entrata in vigore è prevista per giugno 2026. L'approvazione del regolamento è stata vista come un via libera al modello albanese dal governo, che, tramite Matteo Piantedosi, ha annunciato che i centri sono ora pronti a riaprire. Ma cosa cambierà concretamente?

Aggiornamenti sulla lista dei paesi sicuri

Le principali modifiche riguardano l'elenco dei Paesi di origine sicuri – Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia – che consentirà l'applicazione di procedure di frontiera accelerate (che offrono meno garanzie rispetto a quelle standard) ai migranti provenienti da questi territori. Tali procedure potranno essere seguite anche dai Paesi di transito dei migranti, nonché alle frontiere dell'UE. Questa mossa risponde alle richieste dell'Italia, che sta assistendo a un aumento significativo degli arrivi da Bangladesh, Egitto e Tunisia. Questa mossa consente inoltre al governo Meloni di cantare vittoria sui giudici, che fino ad ora avevano bloccato la detenzione dei migranti in Albania a causa dell'impossibilità di riconoscere alcuni Paesi di origine come sicuri.

Ad oggi, nessun Paese può essere considerato sicuro se non lo è per l'intera popolazione e per ogni porzione del suo territorio. Di recente, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che un governo può designare un Paese come sicuro tramite decreto, ma la decisione finale spetta ai giudici, che devono essere in grado di valutare tale decisione.

L'elenco UE dei Paesi di origine sicuri include il concetto di Paese terzo extra-UE sicuro. Ciò consentirà agli Stati membri di respingere una domanda di asilo senza nemmeno esaminarla, se avrebbe potuto essere accolta da un Paese terzo (considerato sicuro) attraverso il quale il migrante ha transitato prima di raggiungere il confine europeo. In questo modo, ad esempio, una domanda di asilo presentata da qualcuno che arriva in Italia attraverso la Tunisia potrebbe essere respinta e deferita al governo tunisino se quest'ultimo non l'ha precedentemente esaminata.

Le nuove regole sui “centri di ritorno”

Ma la parte del regolamento che fa gioire Palazzo Chigi riguarda i cosiddetti hub di rimpatrio, ovvero la possibilità per gli Stati membri di istituire centri in Paesi terzi. Questa innovazione, il governo vede come una concreta opportunità per il modello albanese di funzionare, dopo mesi di stagnazione tra strutture vuote, personale ridotto e polemiche sugli ingenti costi sostenuti per finanziarli e mantenerli. "I centri albanesi sono fortemente impegnati a ripristinare tutte le funzioni per cui sono stati concepiti, comprese le strutture di detenzione per l'attuazione delle procedure accelerate di frontiera, ma soprattutto a diventare il primo esempio di hub di rimpatrio citato in uno di questi regolamenti approvati", ha dichiarato ieri Piantedosi.

Quindi, i centri in Albania saranno finalmente operativi da giugno? Non esattamente. Innanzitutto, gli hub previsti dalla normativa europea devono essere destinati ai migranti irregolari, già considerati tali sul suolo europeo, e non a persone in attesa di procedure di frontiera accelerate (come vorrebbe il governo Meloni). Pertanto, se non rispetteranno i requisiti che l'UE si appresta a stabilire per il funzionamento di questi hub, non è scontato che i centri in Albania vengano riabilitati.

Inoltre, restano alcune questioni aperte, come il diritto alla difesa dei migranti, che deve essere garantito, e l'obbligo per ogni Paese parte della Convenzione di Ginevra (Italia inclusa) di esaminare le richieste di asilo. Ciò contrasterebbe con il progetto di "scaricare" la responsabilità delle procedure su Paesi terzi di transito, anche quando ritenuti sicuri. Insomma, la maggioranza celebra la "svolta" dell'UE, ma resta da vedere se il nuovo Patto sulle migrazioni e l'asilo consentirà a Meloni di mantenere la parola data e di mantenere le promesse, finora rimaste disattese.

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