"Il pacchetto di quest'anno riconferma che l'allargamento dell'UE rimane una priorità fondamentale nell'agenda dell'Unione. Dimostra inoltre che l'adesione è sempre più alla portata di diversi paesi candidati", ha affermato la Commissione.

Dieci paesi stanno ufficialmente cercando di entrare a far parte dell'UE: Montenegro, Albania, Ucraina, Moldavia, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Turchia.

Nella sua relazione, la Commissione ha ribadito che la velocità del processo di adesione dipende dalle riforme, in particolare in materia di democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato l'importanza strategica dell'allargamento, affermando che un'Unione più grande significa un'Europa "più forte e più influente sulla scena mondiale". Ha sottolineato che, sebbene l'allargamento sia un processo basato sul merito, l'adesione rimane "un'opportunità eccezionale" per i partner impegnati e disposti ad attuare le riforme necessarie.

La Commissione ha sottolineato che nell'ultimo anno i paesi candidati hanno compiuto progressi significativi. Si è inoltre impegnata ad aiutare sia i paesi candidati sia l'UE stessa a prepararsi al futuro allargamento, annunciando che presenterà presto un'analisi approfondita della situazione di ciascun candidato.

Il rapporto sottolinea inoltre che l'UE stessa deve intraprendere importanti riforme interne per essere pronta ad accogliere nuovi membri. I futuri trattati di adesione, sostiene, dovrebbero includere maggiori garanzie per impedire il venir meno degli impegni concordati durante i negoziati.

Un'altra priorità fondamentale evidenziata dalla Commissione è la comunicazione efficace, compresi gli sforzi per contrastare la disinformazione, la manipolazione e le interferenze esterne.

Paesi che hanno fatto i maggiori progressi

Montenegro

Il Montenegro ha chiuso quattro capitoli negoziali nell'ultimo anno e si è impegnato a chiuderne altri, a determinate condizioni, entro la fine del 2024. La Commissione ritiene che il Paese sia sulla buona strada per completare i negoziati entro la fine del 2026, a condizione che continui il forte slancio delle riforme.

Albania

L'Albania ha inoltre chiuso quattro cluster negoziali e compiuto progressi su riforme chiave, in particolare nel settore giudiziario e nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Secondo la Commissione, la conclusione dei negoziati entro il 2027 dipenderà dal mantenimento di questo ritmo.

Serbia

La Commissione rileva una crescente polarizzazione politica in Serbia, alimentata dalle proteste di massa contro la corruzione, la mancanza di trasparenza e la pressione sulla società civile. I progressi delle riforme sono rallentati.
La Commissione sottolinea che la Serbia deve affrontare con urgenza il regresso nella libertà di espressione e nella libertà accademica e superare la stagnazione del sistema giudiziario e dei diritti fondamentali.

Bosnia ed Erzegovina

Le tensioni politiche nella Repubblica Serba di Bosnia e Erzegovina e il crollo della coalizione di governo hanno ostacolato gli sforzi di riforma della Bosnia ed Erzegovina, anche in materia di protezione dei dati, controllo delle frontiere e cooperazione con Frontex. La riforma giudiziaria dovrebbe ora diventare la massima priorità.

Kosovo

In Kosovo, i ritardi nella formazione delle istituzioni dopo le elezioni di febbraio hanno rallentato le riforme legate all'UE. La Commissione chiede una cooperazione interpartitica, rinnovati sforzi di riforma e progressi nella normalizzazione delle relazioni con la Serbia.

La Commissione ha inoltre segnalato una graduale revoca delle misure imposte al Kosovo a maggio, a condizione che le elezioni locali portino a un ordinato trasferimento di potere nei comuni del nord e a una de-escalation duratura.

E che dire dell'Ucraina e della Moldavia?

La Commissione ha elogiato l'impegno dell'Ucraina nel processo di adesione, nonostante la continua aggressione della Russia. Le autorità ucraine hanno adottato tabelle di marcia per le riforme dello Stato di diritto, della pubblica amministrazione e delle istituzioni democratiche, nonché un piano d'azione per le minoranze nazionali, che l'UE ha valutato positivamente.

Per quanto riguarda la Moldavia, la Commissione ha evidenziato la presenza persistente di minacce ibride e tentativi di destabilizzazione del Paese. Ciononostante, la Moldavia ha completato con successo il processo di screening e il primo vertice UE-Moldavia si è svolto nel luglio 2025.

Sia l'Ucraina che la Moldavia soddisfano ora le condizioni per aprire tre cluster chiave:

  • il cluster dei fondamentali

  • relazioni esterne

  • il mercato interno

La Commissione si propone che entrambi i paesi soddisfino i criteri rimanenti, in modo che il Consiglio possa iniziare ad aprire i cluster rimanenti quest'anno.

Entrambi i governi sperano di concludere i negoziati di adesione entro la fine del 2028. La Commissione sostiene questa ambizione, ma sottolinea che sono essenziali riforme più rapide.

I candidati più sfidanti: Turchia e Georgia

Turchia

La Turchia e l'UE rimangono in una fase di stallo nei colloqui di adesione, congelati dal 2018, ma la Commissione continua a considerare la Turchia sia un paese candidato che un partner strategico fondamentale.

In linea con le conclusioni del Consiglio europeo dell'aprile 2024, le relazioni si stanno sviluppando in modo graduale, proporzionato e reversibile, sulla base di priorità condivise.

Tuttavia, la Commissione esprime serie preoccupazioni in merito al regresso democratico, in particolare per quanto riguarda i procedimenti giudiziari contro esponenti dell'opposizione e i numerosi arresti che minano i diritti e le libertà fondamentali.

Georgia

Il processo di adesione della Georgia è di fatto bloccato dallo scorso anno. Secondo la Commissione, la situazione è notevolmente peggiorata, con il Paese che sta attraversando un "grave arretramento democratico", soprattutto per quanto riguarda lo Stato di diritto e i diritti fondamentali.

La Commissione afferma che, nelle attuali condizioni, la Georgia è considerata un candidato “solo di nome” e sollecita il governo a cambiare decisamente rotta.

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